FALCIDIA DEL CREDITO IVA E TRANSAZIONE FISCALE

Di | 31 Agosto 2020
transazione fiscale falcidia credito iva

In giurisprudenza si discute ormai da anni sulla legittimità della falcidia del credito IVA.

Secondo recente orientamento della Corte Costituzionale la regola dell’infalcidiabilità del credito IVA nel concordato costituirebbe “(…)un’opzione del legislatore interno necessitata dalla peculiare disciplina dell’IVA derivante dalle regole comunitarie(…)” come enunciato nella sentenza n. 225 del 25 luglio 2014, fermamente contrarie alla rinunzia incondizionata da parte degli Stati membri all’accertamento ed alla riscossione dei tributi armonizzati, infatti, come enunciato nella recente sentenza del 7 aprile 2016 della Corte di Giustizia “(…)Di conseguenza occorre rispondere alla questione sollevata dichiarando che l’articolo 4, paragrafo 3, TUE nonché gli articoli 2, 250, paragrafo 1, e 273 della direttiva IVA non ostano a una normativa nazionale, come quella di cui al procedimento principale, interpretata nel senso che un imprenditore in stato di insolvenza può presentare a un giudice una domanda di apertura di una procedura di concordato preventivo, al fine di saldare i propri debiti mediante la liquidazione del suo patrimonio, con la quale proponga di pagare solo parzialmente un debito IVA attestando, sulla base dell’accertamento di un esperto indipendente, che tale debito non riceverebbe un trattamento migliore nel caso di proprio fallimento”.

Altra sentenza da citare è quella del 27 dicembre 2016 nella quale la Corte di Cassazione a sezioni Unite chiamata in causa per stabilire se la previsione dell’infalcidiabilità del credito IVA di cui all’art. 182 ter L.F. trovi applicazione solo nell’ipotesi di proposta di concordato accompagnata da una transazione fiscale, ovvero anche nell’ipotesi di concordato preventivo proposto senza fare ricorso all’istituto disciplinare dell’art. 182 ter L.F.,  ha sentenziato che “ (…)certo, nel caso di concordato con transazione fiscale l’infacidiabilità del credito IVA non si estenderà anche agli altri crediti privilegiati di rango potiore, che subiranno la falcidia compatibile con i limiti imposti dall’art. 160 comma 2 legge fall. Ma in questo caso il mancato rispetto dell’ordine dei privilegi risulterebbe giustificato da necessario consenso degli altri creditori, anche privilegiati, al cui voto sarebbe sottoposta l’intera proposta di concordato, inclusiva della transazione fiscale. Infatti, secondo quanto prevede l’art. 182 ter legge fall., la proposta di transazione fiscale deve essere inclusa nel piano concordatario da sottoporre al voto di tutti i creditori; e in caso di approvazione della proposta, il pagamento integrale del credito IVA diviene funzionale all’attuazione del piano. Sicché in questa prospettiva l’effetto di favore per il credito IVA (e per quelli assimilati) è del tutto compatibile con il sistema normativo vigente, che risulterebbe invece totalmente disarticolato se si affermasse la faldidibilità del credito IVA in qualsiasi concordato preventivo, indipendentemente dalla connessione con una transazione fiscale. Ove non si intendesse vanificare il riconoscimento della falcidiabilità anche dei crediti privilegiati, introdotta dalla riforma della legge fallimentare, si finirebbe infatti per attribuire al creditore per IVA una sorta di superprivilegio, per di più riconosciuto in un contesto del tutto eccentrico rispetto a quello della disciplina dell’ordine dei privilegi(…)”.

La tesi dell’infalcidiabilità del credito IVA , anche nel caso però vi sia di mezzo una transazione fiscale, decade in quanto  è stata apportata una recente modifica alla legge fallimentare, con l’approvazione della Legge di stabilità 2017, infatti,  il legislatore con legge n. 232 del 11 dicembre 2016 all’art. 1, comma 81 ha modificato l’art. 182 ter L.F. consentendo, dal primo gennaio 2017, anche nell’ambito di una Transazione fiscale, la falcidia del credito erariale.

– Corte cost., sentenza 25 luglio 2014, n. 225

– Corte di Giustizia UE, Seconda Sezione, sentenza 7 aprile 2016, causa C-546/14

– Corte di Cassazione, SS.UU., 8 novembre 2016, n. 26988