Approccio al ricorso tributario

Di | 31 Agosto 2020
saldo e stralcio - Agenzia delle Entrate
Hai ricevuto da parte dell’Amministrazione finanziaria un avviso di accertamento, un avviso di liquidazione, un atto di riscossione, un provvedimento di irrogazione sanzioni ma non sei d’accordo con quanto contestato? Per evitare di pagare l’mporto intimato in molti casi puoi agire utilizzando l’istituto del ricorso tributario.
E’ bene però sapere in anticipo quale sarà l’iter da seguire e i costi che si dovranno sostenere.

Ricorso Tributario

I DD.LLgs 31-12-1992 nn. 545 e 546 hanno modificato, rendendola più complessa, la disciplina che regola la giurisdizione tributaria e il suo relativo processo.

La complessità negli anni a seguire è diventata più marcata dopo l’approvazione del D.L. 6-7-2011 n. 98 art. 39 comma 8 che ha istituito il processo tributario telematico e la sua relativa attuazione tramite il D.M. 23-12-2013 n. 163, il D.D. 4-8-2015 e l’approvazione del D.Lgs. 24-9-2015 n. 156 recante misure per la revisione della disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario, in attuazione degli articoli 6, comma 6, e 10, comma 1, lettere a) e b), della L.11 marzo 2014, n. 23.

Nei prossimi paragrafi si delineano, divisi per argomento, vari elementi concernenti il processo tributario.

 

Ricorso Commissione Tributaria

Si può proporre ricorso avanti la Commissione Tributaria se si è ricevuto da parte dell’Amministrazione finanziaria un avviso di accertamento, un avviso di liquidazione, un atto di riscossione, un provvedimento di irrogazione sanzioni, un atto relativo ad operazioni catastali, l’iscrizione di ipoteca sugli immobili o il fermo amministrativo di beni mobili registrati (elencati agli artt. 77 e 86 del D.P.R. 29-9-1973 n. 602), un rifiuto della restituzione di tributi, sanzioni pecuniarie ed interessi, un diniego o revoca di agevolazioni, un rigetto di domanda di definizione agevolata di rapporti tributari, avente ad oggetto uno dei seguenti tributi:
  • Imposte sui redditi;
  • IVA;
  • INVIM;
  • Contributo per il servizio sanitario nazionale;
  • Imposta di registro;
  • Imposta sulle successioni e donazioni;
  • Imposte ipotecarie e catastali;
  • Imposta sulle assicurazioni;
  • Tributi comunali e locali;
  • Imposta comunale sulla pubblicità e diritto sulle pubbliche affissioni;
  • Tributi doganali;
  • Accise;
  • Operazioni a premio;
  • Imposta di bollo;
  • Tasse sulle concessioni governative;
  • Tasse sui contratti di borsa;
  • Imposta sugli spettacoli;
  • Tasse automobilistiche e autoradio;

e si riscontrano problematiche o vizi dell’atto e si ritiene che le pretese avanzate siano infondate e/o illegittime.

Il D.L. 29-12-2011 n. 216, ha stabilito che la commissione tributaria centrale, prevista dal D.P.R. 26-10-1972 n. 636 a seguito della sua soppressione, ha cessato di funzionare dal 31-12-2013 e i provvedimenti pendenti al 21-12-2014 proseguono davanti la Commissione tributaria regionale del Lazio ai sensi dell’art. 12, comma 5, del Dlgs. 24-9-2015 n. 156.

La L. 24-12-2007, n. 244 all’art. 1, commi 351 e 352, ha stabilito che a decorrere dal 1-5-2008, il numero delle sezioni della commissione tributaria centrale è ridotto a 21, situate presso ciascuna commissione tributaria regionale con sede nel capoluogo di regione (ad eccezione delle 2 commissioni di secondo grado delle Provincie di Trento e Bolzano situate nei rispettivi capoluoghi di Provincia).

I gradi di giudizi sono tre:
  1. Commissione Tributaria provinciale, con sede presso ogni capoluogo di provincia e competenza su tutta la provincia;
  2. Commissione Tributaria regionale, con sede presso ogni capoluogo di regione e competenza su tutta la regione;
  3. Corte di Cassazione con sede a Roma e competenza nazionale.

Le controversie di valore inferiore ad Euro 20.000,00 (Euro 50.000 dal 2018) a decorrere dal 1-1-2016 producono anche gli effetti del reclamo e possono contenere una proposta di mediazione.

 

Contributo unificato ricorso tributario

Anche nel processo tributario si applica il D.P.R. 30-5-2002, n. 115 (normativa sul contributo unificato), nello specifico il comma 6-quater dell’art. 13 stabilisce che il contributo unificato è dovuto per i ricorsi principali e incidentali proposti avanti le Commissioni tributarie provinciali e regionali.

Nel processo di primo grado il contributo unificato è dovuto dal ricorrente nel momento in cui si costituisce in giudizio con il deposito del ricorso presso la segreteria della commissione provinciale di competenza.
Nel processo di appello il contributo unificato è dovuto:
– dall’appellante nel caso il giudizio sia proposto dal soccombente nel giudizio di primo grado;
– dal soccombente e dalla controparte in relazione al valore del relativo ricorso nel caso in cui il giudizio sia proposto dal soccombente e dalla controparte.
Nel giudizio di reclamo il contributo unificato è dovuto dal reclamante.
Nel giudizio di rinvio ex art. 63 il contributo unificato è dovuto dalla parte che propone la riassunzione.
Nella revocazione ex art. 64 il contributo unificato è dovuto dalla parte che propone il giudizio.
Nel giudizio di ottemperanza ex art. 70 il contributo unificato è dovuto dalla parte che propone il giudizio.

Il contributo unificato va calcolato in relazione al valore della lite e comprende l’importo del tributo al netto degli interessi e di eventuali sanzioni, che sono state irrogate con l’atto impugnato, o la somma delle sanzioni nel caso di atto di irrogazione sanzioni in base ai parametri indicati agli artt. 13 e 14 del D.P.R. 30-5-2002, n. 115.

Se con un unico ricorso vengono impugnati più atti impositivi il valore della controversia va determinato prendendo a riferimento ciascun atto singolarmente.

Il contributo unificato si sostituisce all’imposta di bollo.

Il valore dei contributi dovuti all’INPS, all’INAIL, e gli importi delle violazioni del codice della strada, se compresi nell’avviso di accertamento, non vanno considerati nella determinazione del valore della lite tributaria.

Il pagamento del contributo unificato può essere effettuato tramite versamento:

  • presso una banca o un agente della riscossione consegnando il modello F23 inserendo nell’apposita sezione il codice tributo 17IT;
  • presso un ufficio postale utilizzando un apposito bollettino di conto corrente postale;
  • presso una rivendita di valori bollati, per mezzo di acquisto di un contrassegno da applicare sulla nota di deposito.

Nel caso si omesso versamento o insufficiente versamento del contributo unificato è applicata una sanzione che va dal 100% al 200% del maggior importo dovuto.

Se il difensore non indica nel ricorso il proprio indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) o il proprio numero di fax o omette di indicare il codice fiscale l’importo del contributo unificato è aumentato della metà.

 

Notifica ricorso tributario

La notificazione nel processo tributario è disciplinata dagli artt. 137 – 151 del codice di procedura civile. Con la notifica in ambito di un ricorso in commissione tributaria viene informato il destinatario dell’esistenza di un atto giuridico emesso nei suoi confronti.

Le modalità di notificazione previste dall’art. 16, commi 2 e 3 della D.L. 31-12-1992, n. 546 si distinguono in quelle fatte:
– dall’ufficiale giudiziario, su istanza di parte, consegnando al destinatario copia conforme all’originale dell’atto da notificare;
– a mezzo servizio postale, tramite spedizione dell’atto in plico senza busta per mezzo di raccomandata a/r;
– in modo diretto tramite consegna dell’atto all’impiegato addetto all’ufficio finanziario.

Nel processo tributario telematico la notificazione può essere fatta in via telematica ai sensi del D.M. 23-12-2013, n. 163.

Le comunicazioni sono fatte presso il domicilio eletto o nella residenza o nella sede legale dichiarata dalla parte al momento della sua costituzione in giudizio.

 

Deposito ricorso commissione tributaria

La presentazione del ricorso in commissione tributaria va fatta presso la segreteria della commissione tributaria provinciale a mano o per mezzo posta con raccomandata a/r.

Alla nota di debito del ricorso in commissione tributaria va allegato l’originale del ricorso, la nota di iscrizione a ruolo (che contiene l’indicazione delle parti, del difensore, dell’atto impugnato, della materia del contendere, del valore della lite, della data di notificazione del ricorso), la documentazione che attesta il pagamento del contributo unificato, l’originale (o la copia) dell’atto impugnato, l’originale (o copia) dei documenti prodotti.

 

Calcolo termini ricorso tributario

I termini del ricorso in commissione tributaria sono:
– 60 giorni dalla notificazione dell’atto impugnabile (120 giorni dalla data di pubblicazione del comunicato pubblicato in G.U. dell’avviso di aggiornamento catastale nel caso di variazione del reddito dominicale e del reddito agrario dei terreni);
– dopo 90 giorni sul caso di silenzio rifiuto dalla spedizione della domanda di restituzione, difatti il silenzio dell’Amministrazione finanziaria, sulle domande di restituzione dei tributi, decorsi 90 giorni può essere impugnato entro il termine ordinario di prescrizione.

Dopo la presentazione del ricorso la parte ricorrente deve costituirsi in giudizio entro il termine di 30 giorni decorrenti dal giorno dell’avvenuto deposito del ricorso presso la segreteria della commissione tributaria o nel caso di utilizzo del servizio postale dalla data di ricevimento del plico (come da recente sentenza della Corte di Cassazione SS.UU., sentenza 29/05/2017 n° 13452). La parte resistente deve costituirsi in giudizio entro il termine di 60 giorni dalla notifica del ricorso.

I termini per presentare ricorso possono essere sospesi nel caso di procedura di accertamento con adesione (per un periodo di 90 giorni) o di sospensione feriale dei termini di impugnazione (dal 1 agosto al 31 agosto).

 

Inammissibilità ricorso tributario rilevabile d’ufficio

Il ricorso tributario è inammissibile in mancanza o assoluta incertezza di indicazione:
  • della commissione tributaria a cui è diretto;
  • dell’atto impugnato;
  • dell’ufficio nei cui riguardi è proposto il ricorso;
  • del ricorrente e/o del suo legale rappresentante (con indicazione della sua residenza o sede legale o domicilio);
  • dell’oggetto della domanda;
  • delle motivazioni;
  • della sottoscrizione del difensore.

 

Calcolo compenso professionista ricorso tributario

L’assistenza tecnica nel processo tributario è divenuta obbligatoria con l’emanazione dell’art. 12  del D.Lgs. n° 546/1992. L’obbligatorietà ad oggi è stabilita per le liti di valore superiore ad Euro 3.000,00. La dichiarazione del valore della lite nel ricorso tributario, come previsto dal c. 3 bis, dell’art. 14 del D.P.R. n.° 115/2002 deve risultare da un’apposita dichiarazione resa dalla parte nelle conclusioni del ricorso. Il valore della lite comprende l’importo del tributo al netto degli interessi e di eventuali sanzioni che sono state irrogate con l’atto impugnato (o la somma delle sanzioni nel caso di atto di irrogazione sanzioni).

Ad esempio per il calcolo del compenso al commercialista del ricorso tributario il compenso è determinato con riferimento ai parametri stabiliti con il D.M. 20-7-2012 n. 140 e va pattuito al momento del conferimento del mandato professionale, in forma verbale o scritta se ne fa richiesta il cliente.

Si deve tenere conto in anticipo:
  • degli onorari ipotizzabili dal momento del conferimento e fino alla conclusione dell’incarico;
  • dell’importanza dell’opera;
  • di tutte le voci di costo, comprensive di spese, contributi ed onorari.

L’incarico va conferito mediante atto pubblico  o scrittura privata autenticata (in calce o a margine del documento processuale o con sottoscrizione da parte dell’incaricato certificata) o oralmente in udienza pubblica ascrivendolo a verbale.

 

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Autore: Antonella Beringheli

Consulente aziendale, laureata in scienze economico-aziendali, specializzata in crisi d'impresa, diritto commerciale e diritto tributario, appassionata di informatica e nuove tecnologie.