Lo scoglio della manovra davanti alla riforma pensionistica e il rebus delle risorse

Di | 31 Agosto 2020
riforma pensionistica

Nel corso degli ultimi dieci anni la questione pensionistica e quella più complessa delle riforme strutturali sollecitate dall’Unione europea sono state oggetto di numerosi interventi tra questi la Riforma Monti-Fornero che di fatto hanno costretto migliaia di lavoratori in procinto di andare in pensione di posticipare l’uscita dal lavoro, altri di ritrovarsi per lungo tempo in una situazione di stallo e per i quali ad oggi sono state adottate ben otto salvaguardie.

Occorre ricordare come nella scorsa legge di bilancio siano stati introdotti diversi provvedimenti legati alla previdenza che di fatto hanno permesso a numerosi lavoratori di accedere al pre-pensionamento, seppur considerato un pensionamento “soft”. Si tratta di misure che possiamo considerare innovative rispetto al quadro di incertezza e di preoccupazione innescato nel nostro Paese dalla c.d. Riforma Fornero. Tra le misure citiamo la possibilità di accedere all’Ape sociale per alcune tipologie di lavoratori a tempo determinato scaduto, l’agevolazione contributiva detta ‘opzione donna’ che abbraccia un’ampia platea di lavoratrici con la possibilità di andare in pensione nel caso sussistano i seguenti requisiti: 57 anni di età (58 anni se autonome) e montante contributivo minimo di 35 anni. Unica incognita rimane il calcolo della pensione che avviene tramite sistema contributivo (non fa riferimento infatti alla media degli ultimi stipendi o redditi), il che potrebbe penalizzare e non poco l’ammontare dell’assegno pensionistico stimato tra il 25 e il 30%.

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L’anno che si sta chiudendo si sta caratterizzando da un rebus tutto politico di cui ancora non si conoscono appieno i dettagli. Nonostante nella legge di bilancio vengano assicurate le due “priorità politiche” fissate dal governo nel reddito di cittadinanza e nel superamento della riforma Fornero delle pensioni, con l’introduzione di quota 100, alla vigilia dell’approvazione della legge di bilancio 2019 rimangono in essere ancora alcune questioni non del tutto definite sia sul piano pluriennale, sia sul piano delle coperture finanziarie già per l’anno ad avvenire. Di certo è che si stanno studiando le relative stesure. Quello che va ancora definito sarà il costo delle misure in base ai disegni di legge. Quanto al dialogo con la Commissione europea sul come far combaciare i saldi di Bilancio con le regole Ue Tria ha dichiarato a margine dell’ultimo Ecofin che “si possono fare varie cose, ci sono varie possibilità, non ne discutiamo in pubblico fin quando non vengono discusse a livello politico e poi con la Commissione Ue”. Va ricordato come il Governo si trovi ancora in fase di trattativa con la Commissione Europea a seguito della bocciatura della nuova manovra finanziaria. 

In tutto questo dovrebbe essere confermata la proroga dell’opzione donna oltre la scadenza del regime sperimentale, mentre l’introduzione della quota 100 escluderebbe l’Ape sociale. La riforma del sistema pensionistico che ha in mente l’attuale governo con “Quota 100” (somma tra requisito anagrafico e contributivo per andare in pensione) nei fatti soppianterebbe l’Ape Sociale, strumento introdotto tra i correttivi della Legge Fornero e fortemente voluto dalle parti sociali per agevolare al pre-pensionamento tanti cittadini italiani, anche in assenza dei requisiti previsti dalla stessa riforma Fornero. Mentre sembra prorogata l’Ape volontaria e cioè la pensione anticipata tramite prestito. A differenza dell’Ape sociale quindi (il cui termine ultimo di richiesta era stato fissato al 30 novembre scorso), sarà possibile fare domanda di Ape volontaria anche nel 2019 (la misura era stata prevista in via sperimentale fino al 31 dicembre 2019), avendo quindi tempo per maturare i requisiti entro fine anno prossimo.

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Tornando all’introduzione della Quota 100 il Governo ed in particolare il Ministro all’Economia Giovanni Tria sta valutando ogni ipotesi pur di mantenere in piedi l’idea di fondo dell’abbassamento dell’età pensionabile inscritto nel contratto di governo. Va detto anche come il responsabile all’economia non ha mai nascosto la propria contrarietà ad un provvedimento strutturale che abbassi oltremodo l’età pensionabile, riconducendolo semmai ad un provvedimento temporaneo e sperimentale.  Nelle ipotesi una sperimentazione di durata triennale per consentire l’accesso anticipato alle pensioni a circa 350.000 lavoratori. Successivamente sarà applicata un’altra parte della riforma pensionistica, come stabilito dal contratto di governo, con la possibilità di andare in pensione anticipata a 41 anni di contributi. Questa ipotesi prevedrebbe per tutti un unico requisito contributivo, indipendentemente dal requisito anagrafico.

Si discute molto anche sull’impatto che la riforma delle pensioni targata M5S-Lega avrà sul mercato del lavoro. Secondo l’Esecutivo, infatti, il nuovo sistema favorirà un ricambio generazionale utile sia a sbloccare nuove assunzioni ma anche a rigenerare soprattutto la Pubblica amministrazione. Tuttavia dagli ambienti giuslavoristi non si crede che lo stesso avverrà per il settore privato. Diversi i motivi: la sostituzione di personale specializzato e tutto ciò che concerne Industria 4.0., laddove gran parte delle aziende si è evoluta verso una produzione industriale del tutto automatizzata e interconnessa.

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